Tanti e tanti anni fa vivevo in un paesino di montagna a mille metri s.l.m., l'economia del paese era basata sul lavoro degli ultimi seggiolai ambulanti, ( lavoro tradizionale del paese) e sul lavoro dei minatori, anche questo era un lavoro tradizionale, poiché alla base del monte su cui sorgeva il paese, si trovava una miniera di pirite cuprifera, miniera che esisteva sicuramente fin dall'inizio del 1400, ma quasi sicuramente estraevano il minerale già qualche centinaio d'anni prima.
Era questa la più importante miniera di pirite della Serenissima da cui ricavava il ferro, il rame e lo zolfo.
Tale miniera era in concessione alla Montecatini dal 1910 fino al 1962 anno della definitiva chiusura.
Tutti gli anni in quel dopoguerra, la Montecatini mandava in colonia sulla Riviera Romagnola i figli degli operai, così anch'io mi feci le tre settimane di colonia marina.
Ricordo bene che non volevo allontanarmi dalla mia famiglia e per rendere meno pesante il distacco, mi venivano magnificate le bellezze del mare, mi raccontavano che nel mare terminavano la loro corsa le acque di tutti i fiumi e mi raccontavano che sopra il mare volavano gli aerei, così nella mia mente di fanciullo immaginavo una distesa d'acqua alimentata da una enorme cascata nella quale era confluita l'acqua di tutti i fiumi e sopra questa cascata come mosche, volavano gli aerei, poi venne il tempo della delusione quando mi accorsi che la grande cascata non esisteva.
Arrivò poi il giorno della partenza, quando lasciai il paesello con un grande magone e benché avessi solo sei anni , ricordo che in una scatoletta vuota di magnesia "San Pellegrino", mi ero portato un pugnetto di terra del mio paese, arrivati alla stazioncina vicino alla miniera io ed i miei compagni venimmo presi in consegna dall'infermiere della miniera, poi il primo viaggio in treno sul trenino elettrico della Montecatini fino alla stazione delle Ferrovie dello Stato.
Poi ricordo la grossa locomotiva a vapore che entrava in stazione sbuffando, avvolta in un cappa di fumo nero e di sibillante vapore.
Saliti sulle carrozze con i sedili di legno di terza classe, continuò l'avventura verso paesi sconosciuti: la stazione di Padova, poi Bologna e infine Rimini destinazione colonia Italia, ( e negli anni seguenti anche la contigua colonia Aurora)

Le tre settimane di soggiorno le ricordo come un periodo di lacrime per la nostalgia di casa, a tale proposito una cartolina ricevuta da mia madre che per lungo tempo ho portato sotto la camicetta a contatto con la pelle; ricordo le fritture di pesce che mangiavo con gusto, era un piatto sconosciuto sul desco di una famiglia che viveva sulle Dolomiti, poi ricordo qualche giocoliere che ci divertiva con le sue magie e qualche film che veniva proiettato all'aperto.
La "signorina" che ci accolse era una maestrina e si chiamava Ada Negri, negli anni successivi quando a scuola imparai una poesia di Ada Negri, mi sentii inorgoglito pensando fosse della mia "signorina", ignoravo che la poetessa era deceduta qualche anno prima.
Imparai dei nuovi giochi da fare in spiaggia con i tappi delle bibite o costruire i castelli di sabbia.
Quando il tempo era clemente si faceva il bagno e le passeggiate sull'arenile.
Una tragedia per me si verificò una notte quando mi svegliai con il sangue di naso e nella luce fioca del camerone cercai il fazzoletto per tamponare il sangue e macchiai il giubbino celeste della Montecatini, venni sgridato dalla "signorina" per essermi sporcato di sangue e ritenni che non meritavo affatto il rimprovero per un evento che non era in mio potere controllare, sono passati diversi decenni ormai, ma quel rimprovero l'ho sempre considerato una vera ingiustizia.
Altro ricordo vivido: la luna rossa, enorme che si alzava dal mare, ai miei occhi di bambino, quella luna era enorme perché ero molto più vicino alla luna rispetto al paese; poi le canzoni che ci facevano cantare la sera, una era " La montanara" che mi piaceva moltissimo poiché mi riportava sulle mie montagne e l'altra sulle note di " Addio mia bella addio..." faceva:
" Colonia Italia addio,
sola rimani qua,
Ti lascio il cuore mio
per l'anno che verrà.
Lo zaino è preparato
ed il resto l'ho con me.
ed allo spuntar del sole
io partirò da te".
Così venne il tempo dell'agognato ritorno a casa, il lungo viaggio sui treni arroventati dal sole e trainati da ansimanti locomotive con il fumo del carbone che entrava dai finestrini e faceva lacrimare gli occhi, la sete feroce attutita bevendo qualche sorso dal lavabo in bagno anche se una placca di ottone attorno al cannello ammoniva: acqua non potabile.
Infine di nuovo a casa con tante cose da raccontare ai familiari ed agli amici che ancora non conoscevano il treno ed il mare.
Ho ancora ben presente nella memoria quando appena ritornato a casa mi guardavo attorno con occhi meravigliati nel vedere come in tre settimane la natura fosse così rigogliosa e di come fossero cresciute così tanto le piante di fagiolo, avevo meno di sette anni.
