sabato 14 giugno 2014

seguendo i ricordi

Da molto tempo desideravo ripercorrere una strada della mia adolescenza, la strada che portava alla malga dove trascorsi un'estate indimenticabile della mia gioventù; così approfittando di una bella giornata di sole ed essendo solo a casa mi misi al volante e via!
Lasciai l'auto nel grazioso  villaggio
( scorcio di casa rurale)
 a 866 m./slm e mi incamminai lungo  la vecchia strada militare: la meta era una località a 1149 m/slm da dove partiva il sentiero che portava alla malga I ricordi di tante estati fa riaffiorarono prepotentemente, quella strada che  oggi stavo percorrendo da escursionista allora la percorrevo a piedi, (quando non c'era la Campagnola della Forestale), dopo essere arrivato in fondo alla valle al villaggio-base

(il fondovalle all'inizio dell'escursione)

in  bicicletta partendo da casa a oltre 20 km di distanza e arrivato "Al Pont" bisognava caricarsi sulla schiena il materiale da portare alla malga a 1581 m/slm un dislivello di 432 m. su un sentiero allora stretto e sconnesso, oggi invece sembra un viale.


( l'inizio del sentiero che sale alla malga)

 Durante il percorso ero accompagnato dallo scrosciare incessante del torrente che precipitava attraverso numerosi salti di roccia, mi soffermavo ad ammirare i tanti muretti a secco opera sicuramente dei soldati durante le Grande Guerra per la precisione millimetrica delle pietre messe in opera, allora questa valle non era interessata particolarmente da eventi bellici, ma la guerra si combatteva ferocemente nella valle adiacente.
 Ad una curva, finalmente una visione  della forcella fra le due montagne sullo sfondo dove a 1876 m/slm c'era la malga nella quale passai l'estate mentre fra gli abeti si intravedeva la cascata denominata " cascata dell'Inferno"





(al centro della foto in alto la forcella fra le due montagne dove era situata la malga estiva)

Dopo pochi minuti giunsi alla cascata passando vicino a delle cataste di tronchi d'abete dalle quali prorompeva un forte aroma di resina che raramente percepii così intenso e che respirai a pieni polmoni.

( la cascata dell'Inferno)

Attraversando un ponticello nelle adiacenze della cascata, 


 dei grossi massi cubici perfettamente squadrati ricordavano che qualche decennio fa  esisteva una cava dalla quale si estraeva il granito e che il posto era carico di fatiche ma anche di consapevolezza di un reddito che consentiva qualche famiglia  di sopravvivere la dove aveva, le proprie radici. Oggi questi massi superstiti coperti di umido muschio, lasciano un senso di tristezza e di melanconia, statici ed indifferenti al tempo che passa.

Ancora qualche minuto ad ammirare la potenza della natura e infine il ritorno lungo una ripida scorciatoia attraverso  il bosco con qualche finestra fra i monumentali faggi e gli abeti dalla quale si poteva ammirare la incredibile parete nord del monte Agner con il suo spigolo che precipita per  oltre 1600 metri e rappresenta la più lunga arrampicata delle Dolomiti

SOTTO RIPROPONGO UNO DEI VECCHI POST SULLA MIA VITA IN MALGA

 

le giornate nella malga: il lavoro



Per racimolare qualche soldo e contribuire all'acquisto dei libri scolastici già  verso i quindici anni di età bisognava trovare qualche lavoretto estivo.
Io avevo trovato qualcosa  da fare al servizio della Guardia Forestale che impiegava del personale stagionale nei terreni del Demanio, così lavoravo nello sfalcio dei prati, a  riaprire e mettere in sicurezza  sentieri di montagna, a mettere a dimora piantine  nelle aree disboscate, ecc.
Un'estate mii venne proposto dal maresciallo della Forestale, di sostituire, nella malga,  un mio coetaneo che doveva ritornare a casa per gli esami di riparazione.
Era il mese di agosto quando  la Campagnola della Forestale mi portò fino alla piazzola dove terminava la strada.
Là salutai l'amico che sostituivo e assieme al casaro,(  sceso dalla malga col burro prodotto nei giorni precedenti) , ci caricammo dei viveri e del materiale che serviva nella malga e su lungo il sentiero.
Era una strada che conoscevo per averla percorsa già molte volte alla metà di giugno quando si era trasportato il materiale per allestire la malga  e di cui avevo già narrato in un post precedente.
Dopo un'oretta di strada una breve sosta nella malga bassa, la malga principale conosciuta come : " la majolera", la malga, che nelle località climatiche favorevoli viene messa in funzione già nel mese di maggio, ( da cui il nome majolera), nella quale si producono sia burro che formaggi e viene usufruita fin verso la metà di luglio, quando le mucche vengono trasferite nella malga alta e poi a settembre  fino al termine della monticazione.
Altra ora di cammino per arrivare alla malga alta, oltre il limite dei boschi sotto le rocce delle Dolomiti.

  foto tratta da internet a sinistra la casera, ( ristrutturata recentemente a rifugio) a destra i ruderi della stalla

Il posto era meraviglioso, ampie praterie rotte solo da qualche striminzito abete e qualche roccia affiorante.
La malga consisteva in una piccola casera
  i ruderi della casera negli anni 80
i ruderi della casera negli anni 80, la mia unica visita dopo il periodo da malo, sotto la casera si intravede l'erba più verde, è la zona paludosa 
 dove cucinavamo i pasti , dove veniva lavorato il latte e passavamo le poche ore libere, a fronte una piccola costruzione in legno con delle vasche piene di acqua fredda alimentate da una vicina sorgente e dove venivano immersi al fresco i bidoni con il latte ed il burro fresco ed a un centinaio di metri di distanza, la stalla in muratura dove si ricoveravano per la notte una settantina di vacche e accanto, un recinto con una quindicina di grassi maiali che venivano alimentati con il latte rimasto dopo la produzione del burro e con quanto reperivano nelle praterie vicino alla casera.
A capo della malga era il casaro, poi il mezzadro con il figlio che facevano i pastori e infine io, il mio compito sarebbe stato di fare il mulattiere e portare a giorni alterni il burro prodotto fini alla strada con il mulo.
Era il primo anno che la Forestale aveva preso in gestione la malga e avevano comperato un mulo dagli alpini
 il mulo, foto tratta da internet

per il trasporto del burro, ma il vecchio Piero, ( questo era il nome che avevamo attribuito al mulo), non era il mulo più docile a disposizione degli alpini, ma seppi in seguito che negli alpini era una leggenda  per la sua cocciutaggine ed era pure un reduce ed eroe di guerra.
Mi raccontarono  i miei amici della malga, che al primo servizio venne caricato del burro da trasportare a valle e dopo un centinaio di metri in una zona paludosa sotto la casera, ( dove si abbeveravano le vacche), appena giunto sul posto, Piero si sdraiò rotolandosi  nel fango e ragliando gustosamente,( nella foto con i ruderi della casera si intravede una zona di erba più verde, quella è la famosa palude) mentre i panetti di pregiatissimo burro volavano tutt'attorno nella melma e così terminò pure la vita lavorativa di Piero che si godette la meritata pensione pascolando attorno alla casera e facendo dispetti a tutti non appena si presentava l'occasione come rovesciare un bidone di latte, sbrindellare a morsi la bisaccia di un pastore lasciata inopportunamente appesa  ed incustodita, inseguire gli escursionisti che si avvicinavano alla malga, a me portava rispetto, perché durante le giornate ero il solo che restava nella malga e accanto a me c'era sempre il pastore tedesco che il malgaro si era portato come cucciolo e che era diventato un bellissimo cane  di nome Antis, mi stava sempre accanto e  non aveva paura del mulo, ma il mulo si che aveva paura di lui e magari  pure del mio bastone: " a la guerre comme a la guerre", poi magari è capitato che fossi io a dover scappare inseguito dal mulo e rinchiudermi da qualche parte perché gli avevo fatto qualche scherzo, però ambedue sapevamo quando eravamo dalla parte del torto.
I miei compiti consistevano nella sveglia ai primissimi albori una veloce caffè e la mungitura delle mucche, ( circa una settantina), quello della mungitura non era compito mio, ( ci ho provato un paio di volte e per un paio di giorni la vacca non ha più avuto latte ), io durante le mungitura  avevo il compito di azionare la scrematrice una macchina nella quale veniva versato il latte appena un secchio era pieno e girando una manovella il latte veniva centrifugato con separazione  della panna dal latte, la manovella bisognava girarla velocemente, altrimenti sotto una certa velocità, la centrifugazione non aveva luogo, quell'ora di scrematrice era molto faticosa e ogni tanto suonava il campanello d'allarme dei sottogiri  per svegliarmi dal torpore  di quelle ore antelucane, altrimenti provvedeva il casaro con un urlo ed un rimbrotto.
Dopo la mungitura una colazione a base di latticini, poi  i pastori uscivano con le vacche  e generalmente  ritornavano a sera, il casaro preparava il burro che poi a giorni alterni portava con lo zaino alla campagnola, oppure andava assieme ai pastori, io invece dovevo pulire lo stalla e con pala e carriola ne avevo per tutta la mattinata a portare deiezioni sul letamaio.
A mezzogiorno, se i pastori erano distanti e non ritornavano a pranzo, mangiavo quello che  avevano già  preparato e lasciato per me, poi qualche altro lavoretto  di cui ero stato incaricato, il controllo delle bestie  che mi erano affidate come i maiali che non si allontanassero troppo, le vacche in attesa di partorire e restavano nella stalla , i vitelli troppo piccoli, il mulo dispettoso ed il cane lupo.
Un paio d'ore mi restavano libere nel pomeriggio, prima di partire per la malga ero passato all'edicola e con qualche soldo avevo comperato una ventina di giornali vecchi assortiti che l'edicolante vendeva come carta straccia dopo aver tolto le copertine per la resa e per me erano un tesoro con la mia passione per leggere, purtroppo molte erano le riviste di moda che poco mi interessavano se non qualche sogno guardando le modelle, ma a quei tempi , restando terra-terra, non esistevano i sette piani di morbidezza e non sempre si trovavano a portata le larghe fogli di palude, pertanto....
 Nel pacco però trovavo pure qualche rotocalco di attualità che leggevo avidamente, quasi imparando a memoria certi articoli che mi interessavano e guardando fotografie si mondi sconosciuti, ricordo in particolare "Epoca" per le foto ed i viaggi  di Walter Bonatti  e di Mario De Biasi, poi il tesoro era ABC con i suoi  articoli scandalistici e proibiti e le foto di attricette scollacciate che facevano inorridire i preti i quali  ci minacciavano che saremmo diventati  ciechi,
 senza commenti
 fortunatamente avevano torto ed erano bugiardi altrimenti anche la quasi totalità di   loro avrebbero l'accompagnatore ed il bastone bianco.
Verso il tramonto si udivano i campanacci e arrivavano pian pianino le prime vacche

 che andavano all'abbeveratoio poi ordinatamente  si dirigevano ai loro posti nella stalla.
Di nuovo il rito della mungitura e della scrematura, infine la cena alla luce dei una lampada a petrolio e delle fiamme del focolare, qualche suggestivo racconto di vita  vissuta ed infine nella stalla  un sottopalco, un tavolaccio , un po' di fieno , una coperta logora e lercia, il caldoumido del respiro delle vacche, qualche tocco smorzato di campanaccio il tonfo ripetuto delle deiezioni , lo scroscio di qualche vacca che piscia, il grattare delle catene nei fori di legno, qualche solitario muggito, il sottofondo del ruminare , l'odore caldo di stallatico per niente  fastidioso dopo la prima  assuefazione  e buona notte!

6 commenti:

Alberto Cane ha detto...

Bellissimi e struggenti ricordi. Ciao.

Gibran ha detto...

Queste esperienze fanno da traino, per divenire persone di grande rispetto.
Ciao Sileno.

Nonnokucco ha detto...

Grazie per i tuoi pensieri e per le bellissime foto. Il tuo blog emana pace e serenità.
Nonnokucco.

Patzy ha detto...

Un altro dei tuoi post meravigliosi! Con tanta nostalgia e la bellezza naturale della tua terra! Complimenti, mio amico. Abbracci

Anonimo ha detto...

Che meraviglie!
Ho percorso idealmente con te questo bellissimo cammino in montagna. Sono rimasta rimasta ferma per molto tempo, senza fiato, alla prima casa quella piena di fiori.
Poi ho ripreso fiato e sono arrivata piano piano gustando ogni passo ogni colore, ogni respiro, a quella immagine finale delle dolomiti.
Ma quanto è bello questo paese e quanto è bello percorrerlo con chi, come te, lo ama veramente.
Un abbraccio. Spera.

ale ha detto...

incantata Sileno!