Qui(Giuseppe Ungaretti)
non si sente
altro
che il caldo buono
Sto
con le quattro
capriole
di fumo
del focolare.
Dico che alcuno si sovverrà di me, nei dì venturi. (Saffo)
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domenica 8 febbraio 2015
il caldo buono
domenica 25 maggio 2014
pascoli montani
praterie adibite al pascolo
erba e fiori alimento: per gli armenti, ancora rigorosamente non OGM, ma domani chissà....
aria pura ed erba fresca
un attimo di relax all'ombra di una pianta secolare
lassù vicino al cielo
il ritorno per la mungitura
... dalle cime dei monti
si libera azzurra fredda l'acqua e la vite
fiorisce e la verde canna spunta.
Già nelle valli risuonano
canti di primavera.
(Alceo di Mitilene trad. Salvatore Quasimodo)
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giovedì 1 maggio 2014
1° Maggio festa del Lavoro
Il giorno del lavoro
è finito, i tram vanno sui ponti
e per le piazze hanno acceso i fanali.
Dopo otto ore di duri silenzi
in cui ognuno ha iniettato il meglio di sé,
tuttti sono liberi, chi fugge via, chi sosta
sul limitare del marciapiede.
L'intera città, è traversata da uomini
con la borsa stretta sotto il braccio,
l'odore delle case si raccoglie e si spande
spinto dal buio vento della sera.
(Giovanni Arpino)
martedì 24 dicembre 2013
Felicità
Una calda mattinata estiva della mia adolescenza mi inoltrai nel bosco per una delle mie usuali passeggiate.
Avevo in tasca un paio di panini per il pranzo di mezzogiorno e un fazzolettone che annodato ai quattro angoli era un valido contenitore di funghi e poco ingombrante.
Lungo il sentiero che mi portava in alto,
ammiravo ogni volta come se fosse la prima volta ogni particolare dal muretto a secco edificato da chissà quante generazioni, oppure i tanti segni di devozione popolare, le tante croci di legno corroso da molti anni di intemperie.
ammiravo ogni volta come se fosse la prima volta ogni particolare dal muretto a secco edificato da chissà quante generazioni, oppure i tanti segni di devozione popolare, le tante croci di legno corroso da molti anni di intemperie.
Sapevo quando bisognava fare attenzione perché in quell'area era probabile incontrare qualche vipera, delle quali avevo una vera fobia e dove si trovavano fragole tardive oppure more o mirtilli.
Praticamene ogni passo mi evocava dei ricordi: quella anziana signora in preghiera che trovavo inginocchiata vicino a quella croce,
o le quattro parole scambiate con un vecchio combattente della Grande Guerra incontrato mentre ritornava a casa con una fascina di rami secchi sulle spalle.
Mi godevo il canto degli uccelli e, a volte, un' ombra fugace di qualche animale selvatico che spariva rapidamente nel folto della vegetazione.
Il quantitativo di funghi raccolti era soddisfacente, non tantissimi, ma dei porcini freschi ed anche piuttosto grossi, quando sentii i rintocchi lontani della campana del villaggio nella vallata sottostante che suonava il mezzogiorno così decisi di raggiungere una polla di acqua sorgiva.
L'acqua della sorgente era deliziosamente fresca, probabilmente minerale, poiché molti ciottoli erano rossastri di ruggine e di un gusto veramente appagante già dopo il primo lungo sorso.
Mangiai con gusto i miei panini, e poi continuai per la mia strada.
Il pomeriggio arrivai in una radura dove l' erba era stata tagliata molto di recente, probabilmente il fieno era stato raccolte il giorno prima, perché nell'aria aleggiava ancora il profumo intenso del fieno appena tagliato, uno dei profumi più buoni che abbia mai sentito, mi sdraiai a terra per percepire ancora più da vicino quegli scampoli di profumo e il profumo della terra madre.
La giornata era calda e serena, qualche refolo di vento muoveva le foglie e le cime degli abeti, ero in pace con me stesso e sapevo che al termine dell'estate avrei cominciato una vita di lavoro e che nulla sarebbe più stato come prima, ero arrivato ad una svolta della vita, ma ero molto tranquillo e fiducioso e mentre inseguivo i miei pensieri riempendomi gli occhi dell' azzurro del cielo e del verde delle fronde con il mio fazzoletto di funghi accanto, dall'altra parte della valle , portato dal vento mi giunse l'eco di una musica struggente, era diffusa dagli altoparlanti di una seggiovia, la canzone suonata dalla tromba di Eddie Calvert era: "Morgen".
In quel momento compresi cos'era la felicità: il sole caldo, i profumi della terra, i colori della natura e una musica molto lontana portata dalla brezza.
In quel momento compresi cos'era la felicità: il sole caldo, i profumi della terra, i colori della natura e una musica molto lontana portata dalla brezza.
La vita mi portò poi lontano, la nostalgia era sempre acuta e quando potevo ritornare a casa per qualche giorno di ferie, la radura della felicità mi richiedeva sempre una visita, ma non ritrovai mai più quella sensazione, anche l'erba non venne mai più falciata, chissà da quante generazioni erano andati in quella radura così distante dal paese per poche braccia d'erba, ma anche per quel prato era finito un ciclo, ora è diventato bosco e fatico sempre di più a ritrovarlo,però il ricordo di quelle ore di felicità intensa mi è rimasto indelebile.
con o senza tutti, essere felice con l’erba
e la sabbia essere felice con l’aria e la terra,
essere felice con te, con la tua bocca,
essere felice.
Pablo Neruda
mercoledì 13 marzo 2013
in attesa...
in attesa della fumata bianca, si inganna il tempo...
e dopo alle 19,06: Habemus papam e si brinda!
( Foto scattate nel castello di Erasmo Lueger in Istria a Predjama )
mercoledì 6 marzo 2013
Burchiello
Una domenica di primavera una gita sul Burchiello e visita alle Ville Venete
forse non teme i reumatismi
residui del vecchio frac?
forse non teme i reumatismi
residui del vecchio frac?
martedì 26 febbraio 2013
martedì 29 gennaio 2013
mercoledì 21 marzo 2012
la colonia
Una riproposizione dei ricordi d'infanzia

Tanti e tanti anni fa vivevo in un paesino di montagna a mille metri s.l.m., l'economia del paese era basata sul lavoro degli ultimi seggiolai ambulanti, ( lavoro tradizionale del paese) e sul lavoro dei minatori, anche questo era un lavoro tradizionale, poiché alla base del monte su cui sorgeva il paese, si trovava una miniera di pirite cuprifera, miniera che esisteva sicuramente fin dall'inizio del 1400, ma quasi sicuramente estraevano il minerale già qualche centinaio d'anni prima.
Era questa la più importante miniera di pirite della Serenissima da cui ricavava il ferro, il rame e lo zolfo.
Tale miniera era in concessione alla Montecatini dal 1910 fino al 1962 anno della definitiva chiusura.
Tutti gli anni in quel dopoguerra, la Montecatini mandava in colonia sulla Riviera Romagnola i figli degli operai, così anch'io mi feci le tre settimane di colonia marina.
Ricordo bene che non volevo allontanarmi dalla mia famiglia e per rendere meno pesante il distacco, mi venivano magnificate le bellezze del mare, mi raccontavano che nel mare terminavano la loro corsa le acque di tutti i fiumi e mi raccontavano che sopra il mare volavano gli aerei, così nella mia mente di fanciullo immaginavo una distesa d'acqua alimentata da una enorme cascata nella quale era confluita l'acqua di tutti i fiumi e sopra questa cascata come mosche, volavano gli aerei, poi venne il tempo della delusione quando mi accorsi che la grande cascata non esisteva.
Arrivò poi il giorno della partenza, quando lasciai il paesello con un grande magone e benché avessi solo sei anni , ricordo che in una scatoletta vuota di magnesia "San Pellegrino", mi ero portato un pugnetto di terra del mio paese, arrivati alla stazioncina vicino alla miniera io ed i miei compagni venimmo presi in consegna dall'infermiere della miniera, poi il primo viaggio in treno sul trenino elettrico della Montecatini fino alla stazione delle Ferrovie dello Stato.
Poi ricordo la grossa locomotiva a vapore che entrava in stazione sbuffando, avvolta in un cappa di fumo nero e di sibillante vapore.
Saliti sulle carrozze con i sedili di legno di terza classe, continuò l'avventura verso paesi sconosciuti: la stazione di Padova, poi Bologna e infine Rimini destinazione colonia Italia, ( e negli anni seguenti anche la contigua colonia Aurora)

Le tre settimane di soggiorno le ricordo come un periodo di lacrime per la nostalgia di casa, a tale proposito una cartolina ricevuta da mia madre che per lungo tempo ho portato sotto la camicetta a contatto con la pelle; ricordo le fritture di pesce che mangiavo con gusto, era un piatto sconosciuto sul desco di una famiglia che viveva sulle Dolomiti, poi ricordo qualche giocoliere che ci divertiva con le sue magie e qualche film che veniva proiettato all'aperto.
La "signorina" che ci accolse era una maestrina e si chiamava Ada Negri, negli anni successivi quando a scuola imparai una poesia di Ada Negri, mi sentii inorgoglito pensando fosse della mia "signorina", ignoravo che la poetessa era deceduta qualche anno prima.
Imparai dei nuovi giochi da fare in spiaggia con i tappi delle bibite o costruire i castelli di sabbia.
Quando il tempo era clemente si faceva il bagno e le passeggiate sull'arenile.
Una tragedia per me si verificò una notte quando mi svegliai con il sangue di naso e nella luce fioca del camerone cercai il fazzoletto per tamponare il sangue e macchiai il giubbino celeste della Montecatini, venni sgridato dalla "signorina" per essermi sporcato di sangue e ritenni che non meritavo affatto il rimprovero per un evento che non era in mio potere controllare, sono passati diversi decenni ormai, ma quel rimprovero l'ho sempre considerato una vera ingiustizia.
Altro ricordo vivido: la luna rossa, enorme che si alzava dal mare, ai miei occhi di bambino, quella luna era enorme perché ero molto più vicino alla luna rispetto al paese; poi le canzoni che ci facevano cantare la sera, una era " La montanara" che mi piaceva moltissimo poiché mi riportava sulle mie montagne e l'altra sulle note di " Addio mia bella addio..." faceva:
" Colonia Italia addio,
sola rimani qua,
Ti lascio il cuore mio
per l'anno che verrà.
Lo zaino è preparato
ed il resto l'ho con me.
ed allo spuntar del sole
io partirò da te".
Così venne il tempo dell'agognato ritorno a casa, il lungo viaggio sui treni arroventati dal sole e trainati da ansimanti locomotive con il fumo del carbone che entrava dai finestrini
e faceva lacrimare gli occhi, la sete feroce attutita bevendo qualche sorso dal lavabo in bagno anche se una placca di ottone attorno al cannello ammoniva: acqua non potabile.
Infine di nuovo a casa con tante cose da raccontare ai familiari ed agli amici che ancora non conoscevano il treno ed il mare.
Ho ancora ben presente nella memoria quando appena ritornato a casa mi guardavo attorno con occhi meravigliati nel vedere come in tre settimane la natura fosse così rigogliosa e di come fossero cresciute così tanto le piante di fagiolo, avevo meno di sette anni.

Tanti e tanti anni fa vivevo in un paesino di montagna a mille metri s.l.m., l'economia del paese era basata sul lavoro degli ultimi seggiolai ambulanti, ( lavoro tradizionale del paese) e sul lavoro dei minatori, anche questo era un lavoro tradizionale, poiché alla base del monte su cui sorgeva il paese, si trovava una miniera di pirite cuprifera, miniera che esisteva sicuramente fin dall'inizio del 1400, ma quasi sicuramente estraevano il minerale già qualche centinaio d'anni prima.
Era questa la più importante miniera di pirite della Serenissima da cui ricavava il ferro, il rame e lo zolfo.
Tale miniera era in concessione alla Montecatini dal 1910 fino al 1962 anno della definitiva chiusura.
Tutti gli anni in quel dopoguerra, la Montecatini mandava in colonia sulla Riviera Romagnola i figli degli operai, così anch'io mi feci le tre settimane di colonia marina.
Ricordo bene che non volevo allontanarmi dalla mia famiglia e per rendere meno pesante il distacco, mi venivano magnificate le bellezze del mare, mi raccontavano che nel mare terminavano la loro corsa le acque di tutti i fiumi e mi raccontavano che sopra il mare volavano gli aerei, così nella mia mente di fanciullo immaginavo una distesa d'acqua alimentata da una enorme cascata nella quale era confluita l'acqua di tutti i fiumi e sopra questa cascata come mosche, volavano gli aerei, poi venne il tempo della delusione quando mi accorsi che la grande cascata non esisteva.
Arrivò poi il giorno della partenza, quando lasciai il paesello con un grande magone e benché avessi solo sei anni , ricordo che in una scatoletta vuota di magnesia "San Pellegrino", mi ero portato un pugnetto di terra del mio paese, arrivati alla stazioncina vicino alla miniera io ed i miei compagni venimmo presi in consegna dall'infermiere della miniera, poi il primo viaggio in treno sul trenino elettrico della Montecatini fino alla stazione delle Ferrovie dello Stato.
Poi ricordo la grossa locomotiva a vapore che entrava in stazione sbuffando, avvolta in un cappa di fumo nero e di sibillante vapore.
Saliti sulle carrozze con i sedili di legno di terza classe, continuò l'avventura verso paesi sconosciuti: la stazione di Padova, poi Bologna e infine Rimini destinazione colonia Italia, ( e negli anni seguenti anche la contigua colonia Aurora)

Le tre settimane di soggiorno le ricordo come un periodo di lacrime per la nostalgia di casa, a tale proposito una cartolina ricevuta da mia madre che per lungo tempo ho portato sotto la camicetta a contatto con la pelle; ricordo le fritture di pesce che mangiavo con gusto, era un piatto sconosciuto sul desco di una famiglia che viveva sulle Dolomiti, poi ricordo qualche giocoliere che ci divertiva con le sue magie e qualche film che veniva proiettato all'aperto.
La "signorina" che ci accolse era una maestrina e si chiamava Ada Negri, negli anni successivi quando a scuola imparai una poesia di Ada Negri, mi sentii inorgoglito pensando fosse della mia "signorina", ignoravo che la poetessa era deceduta qualche anno prima.
Imparai dei nuovi giochi da fare in spiaggia con i tappi delle bibite o costruire i castelli di sabbia.
Quando il tempo era clemente si faceva il bagno e le passeggiate sull'arenile.
Una tragedia per me si verificò una notte quando mi svegliai con il sangue di naso e nella luce fioca del camerone cercai il fazzoletto per tamponare il sangue e macchiai il giubbino celeste della Montecatini, venni sgridato dalla "signorina" per essermi sporcato di sangue e ritenni che non meritavo affatto il rimprovero per un evento che non era in mio potere controllare, sono passati diversi decenni ormai, ma quel rimprovero l'ho sempre considerato una vera ingiustizia.
Altro ricordo vivido: la luna rossa, enorme che si alzava dal mare, ai miei occhi di bambino, quella luna era enorme perché ero molto più vicino alla luna rispetto al paese; poi le canzoni che ci facevano cantare la sera, una era " La montanara" che mi piaceva moltissimo poiché mi riportava sulle mie montagne e l'altra sulle note di " Addio mia bella addio..." faceva:
" Colonia Italia addio,
sola rimani qua,
Ti lascio il cuore mio
per l'anno che verrà.
Lo zaino è preparato
ed il resto l'ho con me.
ed allo spuntar del sole
io partirò da te".
Così venne il tempo dell'agognato ritorno a casa, il lungo viaggio sui treni arroventati dal sole e trainati da ansimanti locomotive con il fumo del carbone che entrava dai finestrini
e faceva lacrimare gli occhi, la sete feroce attutita bevendo qualche sorso dal lavabo in bagno anche se una placca di ottone attorno al cannello ammoniva: acqua non potabile.
Infine di nuovo a casa con tante cose da raccontare ai familiari ed agli amici che ancora non conoscevano il treno ed il mare.
Ho ancora ben presente nella memoria quando appena ritornato a casa mi guardavo attorno con occhi meravigliati nel vedere come in tre settimane la natura fosse così rigogliosa e di come fossero cresciute così tanto le piante di fagiolo, avevo meno di sette anni.

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